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venerdì 4 novembre 2011

Delitti : Il Massacro di Novi Ligure

Delitti : Il Massacro di Novi Ligure

Nel 2001, il delitto di Novi Ligure sconvolge l'opinione pubblica: Erika, aiutata dal fidanzato Omar, massacra senza pietà la madre e il fratello.

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Con l'espressione delitto di Novi Ligure si è soliti indicare un efferato e premeditato duplice delitto, divenuto un caso di cronaca nera particolarmente noto, avvenuto il 21 febbraio 2001 a Novi Ligure in via Beniamino Dacatra 12, nel quartiere del Lodolino.

L'efferato delitto
Intorno alle ore 19:50 di quel giorno, Erika De Nardo (Novi Ligure, 28 aprile 1984), che all'epoca aveva soltanto 16 anni, con il concorso dell'allora fidanzato Mauro "Omar" Favaro (Novi Ligure, 15 maggio 1983) di 17 anni, uccise premeditatamente a colpi di coltello da cucina la madre Susanna "Susy" Cassini (Novi Ligure, 15 settembre 1959), contabile di 41 anni e, in quanto diventato un testimone scomodo, il fratello Gianluca De Nardo (Novi Ligure, 27 novembre 1989), di quasi 13 anni.
Secondo l'accusa, i due giovani avrebbero progettato di uccidere anche il padre della ragazza, Francesco De Nardo (Maida, 19 giugno 1956), ingegnere e dirigente della Pernigotti, di allora 44 anni, ma avrebbero poi desistito perché Omar, che si era anche ferito ad una mano nel corso del duplice delitto, era ormai stanco e aveva deciso di andarsene, dicendo ad Erika "Se vuoi, uccidilo tu".
Secondo le sentenze, pur nell'«apparente assenza di un comprensibile movente», l'ideazione dei delitti è da ascrivere a Erika, da cui era «certamente partita l' idea», anche se in finale «il ruolo di Omar fu concretamente molto rilevante e sostanzialmente paritario». Erika e Omar hanno premeditato i delitti con «un progetto lucido, aberrante, che si fissa e che poco per volta diventa un concreto traguardo da raggiungere, un traguardo utilitaristico». Avevano «un' idea fissa», ma questa idea fissa non «diminuisce né annulla la capacità di intendere e di volere». Chi uccide «gli altri e magari se stesso nella convinzione di eliminare un ostacolo all' affermarsi di un progetto importante» coltiva un'idea fissa, ma non sarà ritenuto incapace di intendere: non lo sono «né i terroristi, né i kamikaze». Scrivono ancora i giudici: "due omicidi che per efferatezza, per il contesto, per la personalità degli autori e per l'apparente assenza di un comprensibile movente si pongono come uno degli episodi più drammaticamente inquietanti della storia giudiziaria del nostro paese".

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