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sabato 31 marzo 2012

Megafabbriche : EA Sports Fifa 12

 Megafabbriche : EA Sports Fifa 12


L'ultimo capitolo di EA Sports FIFA segna una nuova svolta nell'evoluzione di questo gioco straordinario. Non c'è da sorprendersi se i creatori del videogame sono considerati dal pubblico come delle rock star. Perché FIFA 12 è talmente vicino alla realtà che perfino i giocatori professionisti lo usano per sfidare in abilità i loro avversari. Megafabbriche ci porta a Burnaby, Canada, a visitare la fabbrica della EA per mostrarci come, partendo dalla realtà dei campo di calcio, è stato possibile creare questo gioiello della tecnologia virtuale. 


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FIFA 12 (FIFA Soccer 12 nel Nordamerica) è un videogioco di calcio sviluppato e pubblicato da Electronic Arts, distribuito in Europa a partire dal 29 settembre 2011. Il gioco è disponibile per PlayStation 3, Xbox 360, PC, Wii, PSP, PlayStation 2, telefono cellulare, iPhone, iPad, Android e per la prima volta per Nintendo 3DS, PlayStation Vita e Mac. È il 19º titolo della serie FIFA, il primo ad essere pubblicato in arabo. Il 22 giugno 2011 EA Sports ha annunciato che FIFA 12 per PC è completamente identico, se non superiore a livello grafico, alle versioni PS3 e Xbox 360, con tutte le caratteristiche, novità e modalità presenti su console. Lo slogan del gioco è "Love Football, Play Football".

Nuove caratteristiche 
Rispetto ai capitoli precedenti EA ha annunciato cambiamenti in modo tale da eliminare varie imperfezioni e bug dei capitoli precedenti. I cambiamenti sostanziali sono i seguenti:
  • Presentazione più accurata degli ingressi in campo;
  • Pubblico più partecipe ed accurato che varia con l'importanza della partita;
  • Diversa angolatura del campo da gioco, resa più simile alle riprese TV;
  • Nuova interfaccia del menù di gioco che lo rende più intuitivo e funzionale, inoltre sarà più dinamico in quanto animato dal giocatore selezionato nell'arena di pratica;
  • EA Sport Football Club: Una nuova modalità on-line, in grado di raccogliere e condividere tutte le statistiche, i risultati, gli highlights. Partecipando ad EA Sport Football Club si contribuirà con le proprie prestazioni ad una sorta di campionato mondiale tra i vari club con tanto di promozioni e retrocessioni;
  • Tactical Defending: Un rivoluzionario metodo difensivo che darà la sensazione di massimo realismo nei contrasti e nell'organizzazione del reparto difensivo;
  • Un nuovo tipo di dribbling sarà utilizzabile usando il tasto LB su Xbox 360 oppure L1 su PS2 e PS3;
  • Maggior possibilità di avere palla al piede in fase offensiva e poter ragionare sul da farsi;
  • Player Impact Engine: Miglioramento degli scontri fisici tra i calciatori;
  • Miglioramento degli infortuni che saranno più vari e più reali dei precedenti capitoli, inoltre il gioco analizzerà la parte lesa del calciatore impedendogli di sfruttare a pieno quella zona. Durante la carriera se i nostri giocatori sono reduci da lunghi stop, indosseranno protezioni sulla parte lesa; forzare il recupero di un giocatore comporterebbe il rischio di una ricaduta, inoltre se un determinato giocatore è sottoposto ad una serie di sforzi continui poiché non gli viene concesso mai un turno di riposo, questo può subire strappi muscolari durante la corsa;
  • Nuove licenze, tra cui quella del nuovo stadio della Juventus, dello stadio del Manchester City e per la prima volta di tutta la Serie A;
  • Nuove opzioni di contrattazione nella modalità carriera;
  • Nuovi highlights a fine partita più spettacolari;
  • Arbitraggio più puntuale e preciso grazie al nuovo Player Impact engine;
  • Pro Intelligence Player: Miglioramento dell'IA constatata dal fatto che i giocatori liberi, cioè non controllati dall'utente in fase di possesso, saranno meno propensi al fuorigioco, inoltre giocando una partita contro il CPU, esso analizzerà la situazione tattica e il tipo di gioco da adottare come ad esempio crossare con una punta di stazza al centro dell'area oppure cercare le vie esterne con un attaccante di minor peso. I giocatori ora reagiranno alle abilità degli altri giocatori con azioni più appropriate. I difensori presteranno più attenzione a giocatori come Lionel Messi o Peter Crouch, e così faranno anche i tuoi stessi compagni di squadra. I giocatori avranno una maggiore consapevolezza dei punti di forza e di debolezza dei giocatori della squadra avversaria e di quelli della propria squadra, e approfitteranno di tali situazioni;[1]
  • Miglioramento della grafica in generale, nuove illuminazioni e nuovi volti.

Patch

  • Il 10 novembre 2011 è stata rilasciata la prima patch che riguarda diverse migliorie alla modalità Carriera, la diminuzione dell'abilità della CPU in Pro Clubs e ulteriori miglioramenti e fix alla modalità Ultimate Team;
  • Il 23 febbraio 2012 è stata rilasciata la seconda patch che riguarda l'aggiornamento delle rose delle squadre dopo la sessione invernale di calciomercato. Inoltre sono stati modificati i valori delle squadre e dei giocatori;
  • Il 14 marzo 2012 è stata rilasciata la terza patch dedicata al multiplayer.


venerdì 30 marzo 2012

Top Gear 17

Top Gear 17 


Provocatorio, irriverente, politicamente scorretto, Top Gear da oltre 20 anni è il programma di motori più seguito al mondo. Prodotto dalla BBC, Top Gear conta più 350 milioni di telespettatori in tutto il mondo di cui 9 milioni solo in Inghilterra. A metà strada tra giornalismo e intrattenimento, ogni episodio presenta nuove auto e sofisticate tecnologie automobilistiche con i toni provocatori e divertenti che caratterizzano i tre spregiudicati presentatori: Jeremy "Jezza" Clarkson, Richard "Hamster" Hammond, James "Captain Slow" May a cui si aggiunge l’anonimo collaudatore The Stig. Jeremy, Richard e James analizzano le auto per capire quali siano le migliori e più valide sul mercato, compiendo vere e proprie sfide che non includono soltanto test per collaudare la migliore o peggiore automobile appena prodotta, ma anche divertenti prove al limite della fantasia e del coraggio. La serie, inoltre, è caratterizzata dalla presenza di personaggi famosi che intervengono in qualità di ospiti speciali, con il compito di provare le automobili sulla pista di Top Gear. Su Discovery Channel, Top Gear è giunto alla stagione 17.

giovedì 29 marzo 2012

Una notte al museo: Londra

 Una notte al museo: Londra


Come viene protetta la Monna Lisa? Entriamo nei musei più famosi al mondo, nei luoghi proibiti al grande pubblico per svelare storie particolari, intricate e sorprendenti che riguardano alcuni capolavori artistici.
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Il Museo di storia naturale (Natural History Museum) è uno dei tre grandi musei situati a Kensington, a Londra (gli altri sono il Museo della Scienza e il Victoria and Albert Museum).
Ospita circa 70 milioni di reperti organizzati in cinque collezioni principali: botanica, entomologia, mineralogia, paleontologia e zoologia.
L'ingresso è gratuito anche se per accedere ad alcune stanze è necessario pagare.
Un tempo faceva parte del British Museum anche se ora è solamente una parte distaccata di esso.

L'edificio
L'edificio risale al 1870 e fu costruito, appositamnente per accogliere le collezioni di storia naturale nazionali, su richiesta di Richard Owen sovraintendente dei dipartimenti di storia naturale del British Museum. Il trasferimento dal British Museum all'attuale sede richiese più di un anno di tempo, l'ultima collezione trasferita fu quella di zoologia che richiese 94 giorni. Attualmente il museo conta, dislocate su 4 piani, più di 33 sale espositive anche di grandi dimensioni; queste sale sono divise in 4 zone: zona rossa; zono verde; zona blu; e zona arancione.
  • Nella Zona rossa sono presenti le sale intitolate: Laboratorio della Terra; la Terra Oggi e Domani; Tesori della Terra; Dal Principio; Impronte che durano; La Forza Dentro; Superficie che non riposa.
  • Nella Zona verde sono presenti le sale intitolate: Ecologia; Galleria Waterhouse; The Vault; Rettili Marini Fossili; Sequoia Gigante; Centro Indagini; Albero; Primati; Noi e L'evoluzione; Minerali e Meteoriti; Animaletti Striscianti; Ucelli.
  • Nella Zona blu sono presenti le sale intitolate: Dinosauri; Pesci, Anfibi e Rettili; Biologia Umana; Immagini della Natura; Galleria Jerwood; Invertebrati Marini; Mammiferi (2 sale).
  • Nella Zona arancione sono presenti le sale intitolate: Bozzolo; Lo Studio Attenborough; Edificio di Zoologia; Il Giardino della Natura (con entrata esterna).

Pezzi Principali

  • Esemplari di Dodo imbalsamati (Zona verde sala Ucelli)
  • Esemplari di panda imbalsamati (Zona blu sala mammiferi)
  • Scheletro di Balenottera azzurra (Zona blu sala mammiferi)
  • Cervello umano sotto spirito (Zona blu sala Biologia Umana)
  • Scheletro fossile di un Glyptodon (Sala centrale)
  • Scheletro fossile di un Diplodocus (Sala centrale)
  • Sezione di una Sequoia gigante (Zona verde sala Sequoia Giagante) 

http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_di_storia_naturale_%28Londra%29

Una notte al museo

 Una notte al museo

Come mai un capolavoro dei Musei Vaticani è coperto di graffiti e scritte eretiche? Come viene custodita e protetta la Mona Lisa al Louvre? Perché Napoleone commissionò un dipinto pieno di bugie? Storie incredibili si nascondono dietro i più grandi tesori al mondo… In questa serie BBC entreremo all’interno dei musei più famosi al mondo in cerca di storie particolari, intricanti e sorprendenti legate alle opere più importanti della storia. Un affascinante viaggio nelle stanze nascoste, un accesso esclusivo nei luoghi proibiti al grande pubblico, negli oscuri recessi che custodiscono i segreti di queste grandi collezioni. Scopriremo ‘segreti’ incredibili su la Mona Lisa, la Cappella Sistina, la maschera d’oro del re Tutankamon e sulle misteriose cisterne del Museo di Storia Naturale Britannico. Questa serie unisce a sconcertanti scoperte su opere molto conosciute, rivelazioni su cose che non abbiamo mai visto prima. 
http://www.historychannel.it/una-notte-al-museo#anchor

EPISODI : 

1 - Londra

mercoledì 28 marzo 2012

Affari a quattro ruote : Austin-Healey Sprite

Affari a quattro ruote : Austin-Healey Sprite


Mike cerca di raddoppiare i suoi guadagni trasformando una Austin-Healey Sprite in un'auto classica e di qualità, poi la collauda attorno al Brooklands Motor Museum.

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La Sprite è un'autovettura prodotta dalla BMC, poi British Leyland, tra il 1958 ed il 1971 e venduta con marchio Austin-Healey.

La Sprite Frog Eye
Dopo il buon successo ottenuto dalla più grande 100, primo frutto dell'accordo tra BMC e Donald Healey, la BMC pensò di mettere in listino una spyder più piccola ed economica, sempre basata su una meccanica di grande serie. Il modello prescelto come base fu la Austin A40 Farina, sebbene il pianale (con telaio a longheroni, separato dalla carrozzeria, come su tutte le sportive prodotte in Inghilterra) fosse specifico, motore, cambio, sospensioni, freni (tutti a tamburo) e buona parte di tutte le componenti meccaniche provenivano dalla A40.

Caratterizzata da una linea molto originale e gradevole, la Sprite MkI lanciata nel 1958 era una vera e propria roadster, estremamente spartana: mancavano paraurti, maniglie porta, vetri laterali e capote (c'era un semplice tonneau cover), il pavimento era rivestito in gomma). Spinta dal 4 cilindri in linea monoalbero laterale A Series di 948cc alimentato a carburatore da 44cv, la prima serie della Sprite venne soprannominata Frog Eye (occhi da ranocchio), per via del frontale coi fari prominenti e la mascherina a forma di bocca sorridente.

Economica, leggera ed adatta ad un pubblico giovane, la Frog Eye ottenne un buon successo. Nel 1959 la Casa mitigò un po' la spartanità della piccola spyder: comparvero le maniglie porta, i paraurti ed i vetri laterali.

lunedì 26 marzo 2012

Sirene -ep6-

 Sirene -ep6-


Nella sesta e ultima puntata prosegue il viaggio nel cuore di Gomorra, Scampia, con un blitz alle "Vele" da parte degli uomini della Polizia di Stato. Scopriamo l’orrore quotidiano delle stanze del buco dove gli eroinomani vanno a drogarsi, nei palazzoni della periferia di Napoli. Un abisso di autodistruzione che lascia senza fiato. Seguiamo poi l’Operazione Murena, attraverso la quale gli uomini del commissariato di Scampia riescono a chiudere un’intera piazza di spaccio, arrestando 33 persone, tra pusher, vedette e corrieri.


Sirene -ep5-

 Sirene -ep5-


Prosegue il viaggio nel cuore di Gomorra, Scampia, con un blitz alle "Vele" da parte degli uomini della Polizia di Stato. Scopriamo l’orrore quotidiano delle stanze del buco dove gli eroinomani vanno a drogarsi, nei palazzoni della periferia di Napoli. Nel secondo servizio la terribile scoperta della Guardia di Finanza a Sanremo, dove un gruppo di aguzzini, infermieri e operatori assistenziali si é accanito per mesi, con ferocia, su degli anziani inermi. Il giovane Capitano Arianna Rovetto ha guidato le delicate indagini che hanno portato all'arresto di tutti i responsabili. Infine, un sequestro di droga nascosta in un container proveniente da Santo Domingo. Grazie al lavoro dell'Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza, si è scoperto che in un sottofondo erano nascosti oltre mille chili di cocaina purissima per un valore di 300 milioni di euro.


A Caccia Di Mostri : Il Licantropo

A Caccia Di Mostri : Il Licantropo


Nei boschi d'America vive una creatura leggendaria avvistata da molti passanti nelle notti di luna piena. Alcuni cercatori cercano e analizzano tracce, indizi e un filmato estremamente sconcertante.

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Il licantropo (dal greco λύκος lýkos, "lupo" e ἄνθρωπος ànthropos, "uomo"), detto anche uomo-lupo o lupo mannaro (dal latino volgare *lupus hominarius, cioè "lupo umano" o "lupo mangiatore di uomini" oppure dal latino lupī hominēs, sviluppatosi in area meridionale come calco del greco λυκάνθρωποι lykanthrōpoi – cfr. molfettano lëpòmënë e calabrese settentrionale lëpuòmmënë – a cui si sarebbe aggiunto un suffiso -rë, come nell'abruzzese lopemënarë), è una delle creature mostruose della mitologia e del folclore poi divenute tipiche della letteratura dell'orrore e successivamente del cinema dell'orrore.

Secondo la leggenda, il licantropo è un essere umano condannato da una maledizione a trasformarsi in una bestia feroce ad ogni plenilunio: la forma di cui si racconta più spesso è quella del lupo, ma in determinate culture prevalgono l'orso, il bue (Erchitu) o il gatto selvatico (si veda in seguito). Nella narrativa e nella cinematografia dell'orrore sono stati aggiunti altri elementi che invece mancavano nella tradizione popolare, quali il fatto che lo si possa uccidere solo con un'arma d'argento, oppure che il licantropo trasmetta la propria condizione ad un altro essere umano dopo averlo morso. Alcuni credevano che uccidendo il lupo prima della prima trasformazione la maledizione venisse infranta.

È importante notare inoltre che lupo mannaro e licantropo non sempre sono sinonimi: infatti nelle leggende popolari il lupo mannaro è talvolta semplicemente un grosso lupo con abitudini antropofaghe, a cui può essere associata o no una natura mostruosa. Inoltre, nel caso del lupo mannaro come mutaforma, si può distinguere tra il lupo mannaro, che si trasforma contro la propria volontà, e il licantropo, che si può trasformare ogni volta che lo desidera e senza perdere la ragione (la componente umana).

Nella letteratura medica e psichiatrica con licantropia è stata descritta una sindrome isterica che avrebbe colpito le persone, facendo sì che assumessero atteggiamenti da lupo durante particolari condizioni (come le notti di luna piena). In modo analogo un licantropo era semplicemente una persona affetta da questo disturbo ed è con questo unico significato che la voce è riportata sui alcuni importanti dizionari della lingua italiana.In tempi recenti, l'esistenza di tale disturbo è stata considerata rarissima o addirittura messa in discussione dalla psichiatria stessa.





sabato 17 marzo 2012

Quei secondi fatali: Tragedia al centro commerciale

Quei secondi fatali: Tragedia al centro commerciale

Il 29 giugno 1995 un centro commerciale di Seoul collassa su sé stesso, causando la morte di 500 persone. Quali sono state le ragioni che hanno provocato una simile tragedia?

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Strage all' ora dello shopping
In Corea del Sud esplode la rabbia popolare dopo l' ultima tragedia provocata dalla negligenza dei costruttori e dalla corruzione del passato regime TITOLO: Strage all' ora dello shopping A centinaia intrappolati fra le macerie del grande magazzino di Seul - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - SEUL . Una strage all' ora dello shopping. Uno dei piu' lussuosi grandi magazzini di Seul, nella Corea del Sud, e' crollato ieri sera seppellendo un migliaio fra clienti e dipendenti sotto i suoi cinque piani di macerie. I morti accertati a tarda notte erano 40 e oltre 700 i feriti. Ma centinaia di persone, di cui almeno 300 ancora vive secondo la televisione "Mbc", sono rimaste intrappolate sotto i blocchi di cemento, polvere, merci e ferro contorto. Secondo altre testimonianze non confermate i cadaveri di 50 bambini sono stati recuperati nel reparti giochi. Un terribile boato, e in un attimo il grande magazzino Sampoong e' diventato teatro di una delle piu' orribili tragedie. "Ho visto l' edificio afflosciarsi come un castello di carta fra un fumo denso, accompagnato da un tremendo boato. Sembrava un bombardamento", ha detto un testimone in Tv. Al momento della tragedia, solo al piano seminterrato, nel reparto alimentari, c' erano almeno 300 persone, fra commesse e clienti, per lo piu' donne con le borse della spesa. Erano le 18 e un minuto esatte. L' incidente, il terzo del genere in appena nove mesi, ha subito scatenato un' ondata di violente polemiche in tutto il Paese. Il crollo dell' edificio, come nei casi precedenti, sembra infatti attribuibile a negligenze e ruberie dei tempi della dittatura militare. Il grande magazzino Sampoong, nel quartiere esclusivo di Shocho, era stato aperto nel 1989, ed era visitato da 50 mila persone al giorno, servite da 681 dipendenti. Con il passare delle ore e' caduta l' ipotesi iniziale di una fuga di gas, e ha preso corpo quella di un cedimento strutturale dovuto a difetti di costruzione. Gia' in mattinata vistose crepe erano state segnalate al quinto piano, dove c' erano decine di ristoranti. "Il pavimento si era avvallato di almeno un metro . ha confermato Kim So Jong, proprietario di un ristorante .. I dirigenti sono venuti a vedere, e non hanno fatto evacuare la gente". La squadra di vigilanza interna, per precauzione, si era limitata a chiudere le valvole del gas. Nel pomeriggio altre crepe erano apparse al quarto piano, ma senza che nessuno decidesse di chiudere il grande magazzino. Negligenza grave, come quelle emerse a carico dei costruttori dell' edificio negli anni 80. "Non puo' essere stato il gas . ha riconosciuto il premier Lee in una conferenza stampa .. Non sono scoppiati incendi. Siamo di fronte a carenze di costruzione e ancora prima di progettazione. Basta osservare l' ala B rimasta in piedi per rendersene conto: materiale scadente, poco cemento e molto fango". Oltre cinquemila persone sono rimaste fino a tarda notte sul posto. "Ancora rovine, ancora morti, ancora crolli . ha gridato una donna .. E' troppo, e' intollerabile. Le canaglie devono pagare, non la gente pacifica".

COREA DEL SUD: SALGONO A 436 I MORTI DEL SAMPOONG

Seul, 18 lug. -(Adnkronos/Dpa)- Sono salite a 436 le vittime del crollo del grande magazzino Sampoong di Seul, avvenuto il 29 giugno scorso per il cedimento delle strutture. La polizia ha riferito che a 19 giorni dalla tragedia vi sono ancora 232 dispersi, per i quali si nutre un minimo di speranza dopo il ritrovamento sabato scorso della 19enne Park Sung Hyon sopravvissuta sotto le macerie per circa 377 ore. Il lavoro delle squadre di soccorso da allora si e' intensificato, anche perche' la donna ha riferito che vicino a lei vi erano persone ancora vive. Ad una squadra di 192 uomini e' stato assegnato il compito speciale della ricerca dei sopravvissuti con sensori e strumenti particolari.

Quattro manager del grande magazzino e un funzionario municipale sono stati arrestati: per negligenza nell'applicazione delle norme di sicurezza, i primi, e per corruzione il secondo, perche' avrebbe accettato laute somme di denaro per consentire ristrutturazioni abusive dell'edificio.

http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/30/Strage_all_ora_dello_shopping_co_0_95063012533.shtml


http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1995/07/18/Esteri/COREA-DEL-SUD-SALGONO-A-436-I-MORTI-DEL-SAMPOONG_113900.php



venerdì 16 marzo 2012

Quei secondi fatali: Lo Tsunami di Sumatra

Quei secondi fatali: Lo Tsunami di Sumatra

Il 26 dicembre 2004 un terremoto scuote il fondo dell'Oceano Indiano. Poco dopo un muro d'acqua devasta le coste di Sumatra e di altri paesi del sud est asiatico.

MORE INFO

Il maremoto dell'Oceano Indiano del dicembre 2004 è stato uno dei più catastrofici disastri naturali dell'epoca moderna, che ha causato circa 230.000 morti. Ha avuto la sua origine e il suo sviluppo nell'arco di poche ore in una vasta area della Terra: ha riguardato l'intero sud-est dell'Asia, giungendo a lambire le coste dell'Africa orientale, destando per questo, insieme all'ingente numero di vittime, notevole impressione tra i mezzi di comunicazione e in generale nell'opinione pubblica al mondo.

L'evento ha avuto inizio alle ore 00:58:53 UTC del 26 dicembre 2004 quando un violentissimo terremoto - con una magnitudo momento di 9,3(originariamente di 9,1) - ha colpito l'Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra (Indonesia).

Tale terremoto è risultato il secondo più violento degli ultimi quarant'anni, cioè dal sisma che colpì Valdivia in Cile il 22 maggio del 1960, ed ha provocato centinaia di migliaia di vittime, sia direttamente sia attraverso il conseguente maremoto manifestatosi attraverso una serie di onde anomale alte fino a quindici metri che hanno colpito sotto forma di giganteschi tsunami vaste zone costiere dell'area asiatica tra i quindici minuti e le dieci ore successive al sisma.

Gli tsunami hanno colpito e devastato parti delle regioni costiere dell'Indonesia, dello Sri Lanka, dell'India, della Thailandia, della Birmania, del Bangladesh, delle Maldive giungendo a colpire le coste della Somalia e del Kenya (ad oltre 4.500 km dall'epicentro del sisma).

Danni e vittime
Il terremoto ha scatenato delle grandi onde anomale che hanno colpito sotto forma di immensi tsunami (con un run-up massimo di 27 metri) le coste dell'Oceano Indiano (sono anche state registrate lievi fluttuazioni di livello nell'oceano Pacifico). Il numero totale di vittime accertate causate da questa serie di cataclismi è di circa 226.000 esseri umani, ma decine di migliaia di persone sono ancora date per disperse, mentre tra i tre ed i cinque milioni sarebbero gli sfollati.

A fronte di stime iniziali molto più conservative il responsabile delle operazioni di soccorso dell'Unione Europea, Guido Bertolaso, aveva fin dalle prime ore affermato che i morti avrebbero potuto essere alla fine ben più di 100.000[13], mentre attualmente circolano stime che pongono tra i 150.000 ed i 400.000[14] il numero dei morti soltanto per conseguenza diretta del terremoto e del conseguente tsunami soltanto in Indonesia. Secondo le organizzazioni umanitarie circa un terzo delle vittime potrebbe essere costituito da bambini, specie in considerazione del fatto che fra le popolazioni delle regioni interessate dalla sciagura vi è un'alta proporzione di minori che - in ogni caso - hanno potuto opporre una minore resistenza alla forza straripante delle acque.

Oltre alle popolazioni residenti, vi sono tra le vittime molti turisti stranieri che si trovavano in quelle zone nel pieno delle vacanze di Natale.

Il mancato avvertimento dell'imminente arrivo dell'onda mortale, soprattutto in India e Sri Lanka, ha provocato in queste regioni 55.000 morti. Se le popolazioni costiere fossero state avvertite da messaggi televisivi, o tramite i cellulari, o da veicoli muniti di altoparlanti, sarebbe bastato uno spostamento di cinquecento metri verso l'interno, o su alture vicine, per non cadere vittime dello tsunami. L'onda ha impiegato circa tre ore ad attraversare il Golfo del Bengala prima di infrangersi violentemente contro le coste indiane e singalesi.

I maremoti sono piuttosto frequenti nell'oceano Pacifico, dove le popolazioni ed i governi sono più preparati a questo fenomeno e dove sono in funzione degli evoluti sistemi di allerta. Nell'Oceano Indiano l'ultimo maremoto paragonabile a questo avvenne nel 1883, a seguito dell'eruzione e della conseguente esplosione del Krakatoa. Il numero elevato di vittime di questo maremoto potrebbe essere anche dovuto al fatto che i paesi colpiti erano del tutto impreparati all'evento, e che le popolazioni stesse non si sono rese conto e non hanno compreso i segnali che avrebbero potuto far riconoscere loro l'arrivo di uno tsunami.

Lo stato di emergenza è stato dichiarato nello Sri Lanka, in Indonesia e nelle Maldive. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che le operazioni umanitarie attualmente in corso a seguito del cataclisma saranno le più costose della storia. I governi e le ONG hanno lanciato l'allarme sul fatto che il numero di vittime finale potrebbe aumentare a causa di eventuali epidemie.

Alcuni storici hanno già ipotizzato che questo potrebbe essere il più costoso maremoto in termini di vite umane a memoria d'uomo.

I fusi orari delle zone colpite dal cataclisma sono i seguenti: UTC+3: (Kenya, Somalia); UTC+4: (Mauritius, Réunion, Seychelles); UTC+5: (Maldive); UTC+5:30: (India); UTC+6: (Bangladesh, Sri Lanka); UTC+6:30: (Isole Cocos, Birmania); UTC+7: (Indonesia (ovest), Thailandia); UTC+8: (Malesia, Singapore). Dato che il terremoto ha colpito alle 00:58:53 UTC, bisogna considerare i fusi orari precedentemente introdotti per ottenere gli orari locali a cui si sono svolti i vari avvenimenti. Una lista di fusi orari si può trovare in neic.usgs.gov.




mercoledì 14 marzo 2012

Alle falde del Kilimangiaro del 11/03/2012

Alle falde del Kilimangiaro del 11/03/2012



Alle falde del Kilimangiaro del 04/03/2012

Alle falde del Kilimangiaro del 04/03/2012


Storia di un’iniziazione nel cuore dell’Africa.
La racconta a Licia Colò Luis Devin, che nel 2000 ancora studente di antropologia, è riuscito a partecipare al rito segreto d'iniziazione maschile dei pigmei Baka, nella foresta pluviale del Camerun, venendo così accolto in uno dei loro clan.

Da Singapore alle Isole Cook: luna di miele… “fai da te”. Un incredibile viaggio realizzato in 50 giorni dai “viaggiatori speciali” di questa puntata. Una coppia che ha voluto festeggiare il proprio matrimonio con un itinerario avventuroso e ricco di emozioni tra natura, foreste, mare e culture diverse, tra gli oranghi nella foresta del Borneo e un bagno con le balene nell’Oceano Pacifico.

Nacchere, che passione! Direttamente da Saragozza, Licia Colò ospita sul palco del Kilimangiaro Miguel Angel Berna e la sua compagnia di danza, per farci scoprire dal vivo le tradizionali atmosfere spagnole ricche di ritmiche conturbanti e melodie suggestive.

La copertina del programma è dedicata al Canada e a New York.


martedì 13 marzo 2012

Quei secondi fatali: Bombe sull'ambasciata americana

Quei secondi fatali: Bombe sull'ambasciata americana


Nairobi, 7 agosto 1998: una bomba esplode davanti all'ambasciata americana. Un disastro che provoca il collasso dell'edificio, la morte di 213 persone e quattro mila feriti.

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Gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 colpirono le sedi diplomatiche degli Stati Uniti in Kenya e Tanzania nell'agosto del 1998. Furono rivendicati da Osama bin Laden e dall'organizzazione da lui guidata, al-Qā‘ida, e sono considerati fra i più importanti attacchi terroristici contro gli Stati Uniti perpetrati prima dei fatti dell'11 settembre 2001. Il bilancio complessivo delle vittime fu di 223 morti e circa 4000 feriti.

Gli attacchi
I due attacchi avvennero a Nairobi e Dar es Salaam la mattina del 7 agosto 1998, quasi simultaneamente, intorno alle 10:45 ora locale. La data era la ricorrenza dell'arrivo delle truppe americane sul suolo saudita durante la prima guerra del Golfo. In entrambi i casi, le ambasciate furono colpite dalla deflagrazione di ordigni esplosivi.

L'esplosione a Nairobi fu la più violenta delle due, e fu udita a oltre 30 km di distanza. L'ambasciata statunitense fu distrutta, e anche diversi edifici circostanti risultarono gravemente danneggiati. Le vittime accertate furono 212, con circa 4000 feriti. A Dar es Salaam fu danneggiata la struttura dell'ambasciata, con un bilancio di 11 morti e 85 feriti. In entrambi i casi, quasi tutte le vittime erano africani; complessivamente persero la vita solo 12 cittadini statunitensi, tutti a Nairobi.

Rivendicazione
Gli attentati furono rivendicati da Osama bin Laden, ma le motivazioni non furono mai del tutto chiarite. In alcuni messaggi, bin Laden sostenne che nelle ambasciate colpite era stato programmato il genocidio ruandese; in altre occasioni sostenne che la motivazione era stata l'invasione della Somalia nell'operazione Restore Hope, o l'intenzione degli Stati Uniti di dividere il Sudan in due nazioni separate.

Risposta statunitense
In risposta agli attentati, l'allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ordinò il bombardamento di obiettivi militari in Sudan e Afghanistan il 20 agosto. Questa rappresaglia ebbe conseguenze molto controverse in Sudan, dove i missili colpirono una fabbrica farmaceutica la cui produzione copriva il 50% del fabbisogno nazionale. L'amministrazione statunitense sostenne di avere prove certe che nella fabbrica si producessero anche armi chimiche, ma le successive indagini di diversi gruppi indipendenti internazionali e statunitensi e la testimonianza dei tecnici italiani che lavoravano nella fabbrica provarono che l’accusa era infondata.Oltre alla risposta militare, l'amministrazione clintoniana mise alcuni sospetti sulla lista delle persone più ricercate dalla giustizia degli Stati Uniti.





Quei secondi fatali: Il disastro di Chernobyl

Quei secondi fatali: Il disastro di Chernobyl


Nel 1986, a Chernobyl, accadde la più nota catastrofe nucleare. Le vittime direttamente attribuibili all'esplosione furono 31. Le altre, incalcolabili. Cosa successe?

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Il disastro di Černobyl' (in ucraino: Чорнобильська катастрофа, Čornobyl's'ka katastrofa, in russo: Чернобыльская авария, Černobyl'skaja avarija) è stato il più grave incidente nella storia dell'energia nucleare. Insieme all'incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011 è stato classificato con il livello 7 (il massimo) della scala INES dell'IAEA.

Avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:00 circa presso la centrale nucleare V.I. Lenin, situata a 3 km da Pripjat' e a 18 km dalla città Černobyl', in Ucraina, 16 km dal confine con la Bielorussia. Nel corso di un test definito "di sicurezza" (già eseguito senza problemi di sorta sul reattore n°3), furono paradossalmente violate tutte le regole di sicurezza e di buon senso portando ad un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore numero 4 della centrale: si determinò la scissione dell'acqua di refrigerazione in idrogeno ed ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell'idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l'aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, lo scoperchiamento del reattore ed un vasto incendio dello stesso.

Una nube di materiali radioattivi fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale che furono pesantemente contaminate, rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, raggiungendo anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino anche a porzioni della costa orientale del Nord America.

Il rapporto ufficiale, redatto da agenzie dell'ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre), conta 65 morti accertati e stima altri 4.000 decessi dovuti a tumori e leucemie lungo un arco di 80 anni che non sarà possibile associare direttamente al disastro.

I dati ufficiali sono contestati da associazioni antinucleariste internazionali, fra le quali Greenpeace, che presenta una stima di fino a 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro secondo lo specifico modello adottato nell'analisi.Altre associazioni ambientaliste, come il gruppo dei Verdi del parlamento europeo, pur concordando sul numero dei 65 morti accertati del rapporto ufficiale ONU, se ne differenzia e lo contesta sulle morti presunte che stima piuttosto in 30.000 ~ 60.000.

La natura dell'incidente
Alle ore 1:23:45 (ora locale) del 26 aprile 1986, il reattore numero 4 esplose. Si trattò di una liberazione di vapore surriscaldato ad altissima pressione che proiettò in aria il pesante disco di copertura – oltre 1000 tonnellate – che chiudeva il cilindro ermetico contenente il nocciolo del reattore. All'esplosione del contenitore seguì il violento incendio della grafite contenuta nel nocciolo, incendio che in alcune ore disperse nell'atmosfera una enorme quantità di isotopi radioattivi, i prodotti di reazione fissili contenuti all'interno. Fu il primo incidente nucleare ad essere stato classificato come livello 7, il massimo livello della scala INES degli incidenti nucleari; il secondo caso ad essere classificato come livello 7 è quello accorso nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone dell'11 marzo 2011.

Le esplosioni non furono di tipo nucleare – non si trattò di una reazione a catena incontrollata di fissione nucleare come avviene nelle bombe atomiche – bensì ebbero una causa chimica. Il surriscaldamento del nocciolo dovuto all'improvvisa perdita di controllo sulla reazione nucleare portò al raggiungimento di elevatissime temperature che fecero arrivare la pressione del vapore dell'impianto di raffreddamento ad un livello esplosivo. Si innescarono inoltre reazioni fra le sostanze chimiche contenute (acqua e metalli), inclusa la scissione dell'acqua in ossigeno e idrogeno per effetto delle temperature raggiunte, che contribuirono a sviluppare grandi volumi di gas.

L'istituzione delle Nazioni Unite chiamata UNSCEAR (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation, Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti) ha condotto 20 anni di dettagliata ricerca scientifica ed epidemiologica sugli effetti del disastro. A parte i 57 decessi direttamente ascrivibili all'incidente in sé, l'UNSCEAR ha originariamente predetto fino a 4,000 casi di tumori da attribuire all'incidente. Alcuni scettici contestano che un tale incremento si deve attribuire all'aumentare dei controlli medici seguiti al disastro.[senza fonte]

L'UNSCEAR ha affermato:
« Fino all'anno 2005, tra i residenti della Bielorussia, la Federazione Russa e l'Ucraina, ci sono stati più di 6000 casi di tumore alla tiroide in bambini ed adolescenti che sono stati esposti al momento dell'incidente, e più casi sono da aspettarsi nei prossimi decenni. Indipendentemente dall'incremento delle misure di prevenzione e screening, molti di questi casi di tumore sono molto probabilmente da attribuirsi all'esposizione alle radiazioni. Escludendo questo incremento, non vi è evidenza di ulteriore impatto per la salute pubblica attribuibile all'esposizione di radiazioni due decenni dopo l'incidente. Non vi è evidenza scientifica di un incremento di incidenza di tumori né del tasso di mortalità né nell'insorgenza di patologie che potrebbero essere collegate all'esposizione alle radiazioni. L' incidenza di leucemia nella popolazione non sembra elevata. Tuttavia, coloro che furono esposti maggiormente alle radiazioni hanno un rischio più alto di effetti sulla loro salute associati alle radiazioni. La maggioranza della popolazione non dovrebbe comunque soffrire serie conseguenze sulla propria salute in conseguenza delle radiazioni. Molti altri problemi alla salute non direttamente collegabili con l'esposizione alle radiazioni sono stati riscontrati nella popolazione. »

Tuttavia, il tumore della tiroide è generalmente trattabile.Previo un proprio trattamento, il grado di sopravvivenza per tumori della tiroide è del 96% nei primi cinque anni, e del 92% dopo 30 anni. Tali valori suggeriscono fino a circa altri 500 decessi annui per questa patologia.





lunedì 12 marzo 2012

Quei secondi fatali: Disastro aereo a New York

Quei secondi fatali: Disastro aereo a New York

Due mesi dopo l'attacco alle Twin Towers, un Airbus decollato da New York si schianta su un quartiere della città. Si pensa a un atto terroristico, ma è davvero questa la causa?

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Il Volo American Airlines 587 era un volo della compagnia aerea American Airlines che il 12 novembre 2001 si schiantò nel Queens, un borough di New York negli Stati Uniti poco dopo il decollo dall'Aeroporto internazionale John F. Kennedy. Fu il secondo incidente in ordine di gravità negli Stati Uniti, dopo il Volo American Airlines 191. L'incidente avvenne circa due mesi dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, e l'opinione pubblica fu inizialmente spaventata dall'ipotesi di un altro attacco terroristico. Tuttavia, il terrorismo venne escluso quasi immediatamente dagli investigatori che indagarono sulle cause dell'incidente.

Volo
Il 12 novembre 2001, alle 9:16 EST, il volo 587 dell'American Airlines, effettuato su un Airbus A300, precipitò su una zona residenziale del Queens, nella città di New York. Era un regolare volo passeggeri verso Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.

Lo stabilizzatore verticale dell'aereo e il timone si staccarono in volo, cadendo nella Baia di Giamaica, a circa 1 miglio (1,6 km) a nord del sito dell'incidente. Successivamente si staccarono i propulsori e l'aereo precipitò al suolo. Tutte le 260 persone a bordo dell'aereo (251 passeggeri e 9 membri dell'equipaggio) morirono, assieme a 5 persone a terra.

Indagini
L'A300-600, che decollò pochi minuti dopo un Boeing 747 della Japan Airlines, entrò nella scia di quest'ultimo, una regione con aria molto turbolenta. Il copilota tentò di mantenere l'aereo dando comandi molto aggressivi al timone. La forza dell'aria che fluiva contro il timone stressò lo stabilizzatore verticale, che infine si staccò dalla fusoliera, provocando la perdita di controllo e lo schianto dell'aereo. La National Transportation Safety Board concluse che l'enorme stress al timone fu causato dalle manovre eccessive e non necessarie del copilota, e non dalla turbolenza creata dal precedente volo del 747. Di fatto, se il copilota avesse interrotto le manovre aggressive, l'aereo si sarebbe stabilizzato. Tuttavia, furono determinanti per l'incidente le caratteristiche peculiari del sistema di controllo del timone dell'Airbus A300-600, molto sensibile e il programma di addestramento alle manovre avanzate dell'American Airlines (American Airlines Advanced Aircraft Maneuvering Training Program).

Gli investigatori erano inizialmente preoccupati dal modo in cui si era staccata la coda. Essa è collegata alla fusoliera in sei punti di attacco. Ogni punto ha due gruppi di dadi, uno in materiale composito, ed un altro di alluminio connessi ad un bullone di titanio. Le analisi dei danni mostrarono che i bulloni e i dadi di alluminio erano intatti, ma non quelli in materiale composito. L'idea che questi materiali avessero ceduto era preoccupante, poiché venivano utilizzati in altre aree dell'aereo, tra cui le ali e i sostegni ai propulsori. La spiegazione alternativa, che si rivelò corretta, era che lo stabilizzatore fosse stato sottoposto ad enormi forze, molto superiori a quelle massime consentite dalla struttura.

Il rapporto ufficiale dell'NTSB del 26 ottobre 2004 concluse che la causa dell'incidente era dovuta all'uso eccessivo del timone per contrastare la turbolenza. Il fumo e le fiamme furono causate da una perdita di carburante quando i propulsori si separarono dalle ali a seguito delle enormi forze di accelerazione. Infatti venne accertato che l'aereo aveva effettuato i controlli di manutenzione in accordo ai regolamenti, e che i piloti erano certificati e qualificati.

Dopo l'incidente, vennero improvvisati degli obitori negli hangar vuoti del "Floyd Bennett Field" per l'identificazione delle vittime.





domenica 11 marzo 2012

Concordia: io c'ero

Concordia: io c'ero


Il documentario racconta la vicenda della Concordia attraverso la prospettiva esclusiva dei superstiti e dei loro soccorritori.

L'insieme di testimonianze, dei video amatoriali, delle foto, di materiali audiovisuali vari, raccolti anche attraverso un'apposita sezione del sito Natgeotv.com, costruisce un racconto corale fatto di tanti punti di vista, ognuno con il suo approccio emotivo, i suoi momenti di forza e di debolezza; dal Maresciallo dei carabinieri che da crocerista solitario si trasforma in soccorritore di centinaia di persone, alla parrucchiera che vede il suo sogno di partecipare al casting di un reality trasformarsi in un incubo.

Gli operatori di questo documentario sono in gran parte i suoi protagonisti. Ognuno di loro, con telefonini e macchine fotografiche si trasforma in regista e cronista di un'esperienza terribile vissuta sulla propria pelle.

Le immagini e i suoni catturati a bordo della città galleggiante che inesorabilmente si inabissa da un lato, trascinano lo spettatore nei momenti più drammatici di quella notte, raccolti in presa diretta.

Nella sala ristorante si festeggia: l’equipaggio e i passeggeri cantano “Volare”. All’improvviso la luce salta, i piatti cadono per terra e qualcuno comincia a urlare.

Così inizia il dramma della nave Concordia.

Nel video in esclusiva un'anteprima del documentario realizzato con i video e le testimonianze di chi ha vissuto la tragedia in prima persona.

Nella clip i momenti terribili su una scialuppa di salvataggio ripresi da un passeggero che riprende i concitati momenti della salita sull'imbarcazione di emergenza e la complicata discesa in acqua.

Nel documentario anche una lunga intervista a Manrico Giampedroni, il membro dell’equipaggio salvato dopo circa 36 ore dal naufragio, che ricostruisce approfonditamente il dramma vissuto: “La nave era inclinata. Mentre camminavo su quello che era diventato il pavimento, una porta si è aperta sotto i miei piedi e sono precipitato per quattro o cinque metri. Sono svenuto e quando mi sono risvegliato, ero nell’acqua e avevo una gamba fratturata.

Dopo circa un giorno e mezzo i vigili del fuoco riescono a raggiungere Giampedroni. “Pensava di essersi salvato – ricorda Francesco Boaria, uno dei soccorritori. Ma noi sapevamo che la situazione era diversa. La parte più difficile iniziava proprio ora: tirarlo fuori dalla nave”. L’operazione dura tre ore: “Ho vissuto queste tre ore – rivela Giampedroni – come se fossero un viaggio verso non so dove. Avevo la sensazione di tornare alla vita. E’ stato come nascere di nuovo”.

Per la prima volta racconta in maniera dettagliata la propria esperienza il sudcoreano Han Gi Duk, che insieme alla moglie Jung Hye Jin è stato salvato oltre 24 ore dopo l’impatto della nave contro lo scoglio.

“Ho sentito qualcuno entrare nella nostra cabina e dirci qualcosa, doveva essere un membro dell'equipaggio Credo che ci abbia detto in inglese di abbandonare la nave, ma noi eravamo profondamente addormentati e non ho capito una parola di cosa dicesse… Solo quando la nave ha iniziato a inclinarsi notevolmente, ci siamo svegliati… Ci siamo mossi di corsa, ma tutte le vie di fuga erano bloccate Il livello dell’acqua si stava alzando: sono rimasto paralizzato dalla paura. Forse per la prima volta, ho realizzato che avremmo davvero potuto morire”.


TRAILER

giovedì 8 marzo 2012

Supervulcani

 Supervulcani


In questa sesta puntata Alex Zanardi ci accompagna alla scoperta di una delle strutture naturali più potenti e al contempo più misteriose: i Supervulcani. I supervulcani, così come li hanno battezzati gli scienziati, sono una recente scoperta della vulcanologia. La loro forma non è quella classica, a cono, ma sono gigantesche caldere sotterranee capaci di esplodere con una potenza fino a mille volte superiore rispetto a quella sprigionata dai vulcani normali. Identificarli non è facile, ma sappiamo che l’unico supervulcano in Europa si trova proprio sotto i nostri piedi, a pochi chilometri da Napoli. Per comprendere la forza di queste strutture naturali, viaggeremo seguendo le orme di climatologi, geologi e scienziati che, partendo da ricerche singolari, e seguendo indizi diversi, sono giunti sullo stesso territorio confermando quella che inizialmente era un’ipotesi incredibile: in Indonesia, il silenzioso Lago Toba è in realtà la gigantesca caldera di una supervulcano che esplodendo, migliaia di anni fa, fu addirittura la causa di un’era glaciale. Quante probabilità ci sono che la tragedia possa ripetersi? Può l’uomo trovare il modo per dominare un fenomeno naturale tanto potente? Ospite d’eccezione in questa puntata è Margherita Hack.


sabato 3 marzo 2012

La Chiesa altrove

La Chiesa altrove

La Chiesa Altrove è un viaggio in giro per il mondo, alla ricerca della Chiesa più remota, quella lontana dalla cupola di San Pietro. Un pellegrinaggio nei luoghi meno conosciuti e più nascosti del Cristianesimo. La Siria, l’Etiopia, l’Uganda, il Pakistan, la Turchia... sono luoghi di frontiera dove abitano donne e uomini che hanno fatto una scelta di vita radicale nel nome della propria fede. In questo modo La Chiesa Altrove mostra un’immagine della Chiesa contemporanea che va oltre l’ufficialità più nota, molto diversa da come è tradizionalmente conosciuta in Occidente. Il documentario si struttura come un trittico intorno ai tre pilastri fondamentali del Cristianesimo: la prima arcata è dedicata alla Preghiera e al rapporto con il trascendente; la seconda affronta il tema della Carità, non tanto per individuare i grandi protagonisti di questa missione, ma le mille facce anonime della carità nel mondo; la terza campata infine vuole approfondire il tema della testimonianza, che comprende anche il discorso del Martirio cristiano.


Vacanze di guerra

Vacanze di guerra

Il 1 giugno 1940, mentre le truppe hitleriane stanno travolgendo Parigi, sei grandi navi della Marina Militare Italiana lasciano la Libia, dirette verso l’Adriatico settentrionale. A bordo non ci sono soldati, ma bambini, 13.000 bambini, tra i quattro e i dodici anni tutti figli di quei ventimila contadini che il regime ha convinto pochi mesi prima a mettere radici sulla “quarta sponda” d’Italia. I genitori li salutano dalla banchina del porto. I bambini sono invitati a passare un mese di vacanza di sole e mare nelle colonie estive dell’Adriatico: Cattolica, Igea Marina, Cesenatico.


4 Novembre 1918. La vittoria

4 Novembre 1918. La vittoria

Il 4 novembre 1918, l’ Italia si rialzava in piedi dopo il disastro di Caporetto. Si rialzava e vinceva una guerra, la più spaventosa guerra che fino ad allora il mondo avesse visto. Una guerra vinta contro l’impero austro-ungarico che impediva il compimento del processo unitario iniziato con la Prima Guerra di Indipendenza nel 1848.


La Pace in marcia - La grande storia

La Pace in marcia - La grande storia

In occasione del cinquantenario della prima “Marcia della Pace e della fratellanza fra i popoli, Perugia-Assisi”, LA GRANDE STORIA presenta “La pace in marcia” un documentario di Giovanni Grasso e Andrea Orbicciani.


Habemus papam. Le elezioni pontificie da San Pietro a Benedetto XVI

Habemus papam. Le elezioni pontificie da San Pietro a Benedetto XVI

Habemus Papam è uno speciale dedicato alla Storia dei Conclavi. Una storia lunga 2000 anni. Dall’investitura che Pietro riceve da Cristo – Ti darò le chiavi del Regno dei Cieli – così come è riportato nel Vangelo di Matteo, all’elezione ultima, di papa Benedetto XVI. Attraverso filmati d’archivio, materiale iconografico dei Musei Vaticani e documenti dell’Archivio Segreto Vaticano, la storia delle elezioni papali si snoda tra vicende e protagonisti d’eccezione e racconta di come nel corso dei secoli si sia venuto creando quello che oggi tutti conoscono come Conclave. Dai conclavi medievali, come quello di Viterbo che dura ben 33 mesi, a quelli del Novecento ripresi da cineprese e tv di tutto il mondo, l’elezione papale è un rituale, che seppur non sempre identico nel tempo, permette alla Chiesa cattolica di scegliere il suo Capo spirituale.


Propaganda

Propaganda

Pochi uomini al mondo hanno utilizzato con maestria la comunicazione scritta, verbale, fotografica e cinematografica come Benito Mussolini. E pochi ancora hanno come lui compreso la necessità di associare la propria immagine a icone fortemente emotive e positive che accendono la fantasia delle masse. Mussolini è consapevole che per radicarsi nel cuore degli italiani deve agire sulla loro pancia, con simboli di forza, coraggio, generosità. Dopo il successo dello slogan: “meglio un giorno da leone che cent’anni da pecore!” il proprietario di un circo equestre, gli regala un cucciolo di leonessa, chiamata Italia. Le sue foto con Italia fanno il giro del mondo e la Gaumont gli dedica un vigoroso cinegiornale. E’ l’incipit della accurata creazione del mito. Un mito così al di la del vero che finirà con il credervi lui stesso. La propaganda del regime si articola imbrigliando tutte le forme di comunicazione, dalle tradizionali come la stampa e la fotografia ma anche emergenti come la radio ed il cinema. In entrambi gli ambiti porta novità. Per la stampa nascono nuove testate dirette da fascisti. Per la radio si fonda l’EIAR, i cui programmi di intrattenimento sono sviluppati con la supervisione dell’Ufficio per la Stampa e Propaganda prima, dal Ministero della Cultura Popolare poi. Quelli di informazione supportati dalle notizie diramate dalla Agenzia fascistizzata Stefani, a cui d’ora in poi devono attenersi anche i giornali. Per il cinema si compie una operazione doppiamente innovativa. Si inventa il cinegiornale italiano e fascista, si crea una istituzione che lo produce: l’Istituto Luce, responsabile sia della immagine cinematografica che fotografica di Mussolini, che si raccomanda debba essere centrale in ogni circostanza della realtà. Anzi il Duce può essere fotografato solo in situazioni che lo rendono protagonista, gli danno risalto e lo immergano nel proverbiale bagno di folla. Gli ordini sono tassativi: evitare immagini poco significative o che addirittura lo vedano in situazioni tragiche, per esempio alluvioni, terremoti, morti, o in momenti in cui compie gesti violenti di rimprovero, tantomeno va ripreso accanto a monache e preti, essendo superstizioso. Tutte le immagini di cui è protagonista devono essere positive. Non solo controllo dell’informazione. Ma anche del cinema di evasione, commerciale, i cui contenuti non devono offendere il fascismo tantomeno alludere indirettamente al suo capo in modo indegno. Al contrario di quanto avviene per Stalin, la propaganda del regime ha la sottigliezza di non produrre alcun film in cui sia presente un attore che interpreta Mussolini. Si preferisce produrre un colossal nel quale gli si alluda, magnificandolo: Scipione l’Africano! E’ naturale che tutti vedano nel condottiero romano che batte Annibale a Zama la figura di Mussolini conquistatore dell’Etiopia. La propaganda opera capillarmente, creando sindacati professionali, mobilitando l’interesse economico delle persone perché sostengano a tutti i costi il regime. Imbriglia le intelligenze che producono cultura, passando ad esse uno stipendio segreto su cui non opera il fisco. Moltissimi sono infatti i giornalisti finanziati dal Ministero della Cultura Popolare. Ma ciò non basta a Mussolini. Vuole un sistema blindato. Nascono le veline, che sono degli ordini veri e propri trasmessi ai direttori dei giornali che a volte partono direttamente da Palazzo Venezia. Edificio che insieme a Villa Torlonia è gestito come una specie di reggia verso cui si voltano estasiati gli sguardi dei plaudenti. E’ lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale a rompere l’incanto fra Duce ed Italiani. La propaganda lo muterà in condottiero. Ma il condottiero si liquefa. Lo muterà in macchinista, motociclista, aviatore, motore tecnologico! ma si combatterà coi biplani. Il forgiatore del popolo nuovo fascista! Ma lo porterà alla fame, ai bombardamenti, ai disgraziati orti di guerra. Tutto crolla. Nel grottesco. Nel 1943 l’enorme ventennale fuoco di artificio di parole implode, sgonfiandosi come un grosso pallone per i troppi calci sul campo.


Alla corte di Stalin

Alla corte di Stalin

Per la realizzazione del film-documento Alla corte di Stalin, i ricercatori de La Grande Storia hanno potuto accedere per la prima volta agli archivi filmati russi, divenuti pubblici dopo la caduta del comunismo. Per la prima volta, quindi, la storia del dittatore sovietico e dei suoi accoliti, è stata raccontata con l’ausilio di filmati inediti, esclusivi, particolari. Si comincia con Vjaceslav Molotov, detto il Martello del potere. È il compagno efferato di ogni vittoria, il complice di ogni delitto: dalla sanguinosa repressione dei kulaki allo sterminio di un’intera classe politica nell’era delle grandi purghe. Segue Lazar Kaganovich, il Commissario di ferro. Il “servo di scena”, la cui ammirazione nei confronti di Stalin è assoluta e totale, ai limiti dell’adulazione. Le immagini, in gran parte inedite, mostrano la costruzione della nuova Metropolitana di Mosca tra marmi, graniti, mosaici e sculture. Un’avventura in cui Kaganovich si getta con entusiasmo e determinazione. È “il simbolo di una nuova società socialista che si sta costruendo” – dichiara nel discorso d’inaugurazione – “Il nostro Il contadino, l’operaio, (…) vede nella metropolitana la personificazione della sua forza, del suo potere”. E ancora, Lavrentij Berija, il nostro Himmler, lo definisce Stalin, un cortigiano innamorato del potere, un carnefice organizzato ed efficiente. L’artefice della decapitazione dell’esercito polacco. Il primo responsabile della strage di Katyn (di cui il documentario mostra un filmato inedito). L’uomo che percorre ogni sera le vie di Mosca alla ricerca di giovani donne che le guardie del corpo rapiscono per lui. Ma il film-documento non si limita a raccontare le storie di questi tre fedeli e sottomessi vassalli del potere, e sceglie di aprire il suo racconto con il grande rivale, l’odiato nemico che non ha mai varcato la soglia della corte di Stalin: Lev Davidovich Bronstein, per tutti Trockij. È il profeta della rivoluzione, l’implacabile accusatore del regime personale e burocratico instaurato da Stalin. Allontanato, deportato, esiliato, mai domato, Trockij è ucciso per mano di un sicario nel lontano Messico. Straordinarie le immagini ritrovate in un archivio americano che lo ritraggono con la moglie al suo arrivo in Messico e documentano l’incontro col pittore Diego Rivera e con la moglie di lui Frida Kalho, pittrice appassionata con cui Trockij intreccia un’intensa relazione. Ma il racconto si addentra anche nella vita quotidiana del regime staliniano e mostra filmati inediti delle grandiose riunioni ginniche in onore del capo, e delle partite di calcio della Dinamo, la squadra di cui Berija è presidente. Per favorirla il potente capo della polizia politica fa arrestare e inviare in un gulag i fratelli Starostin, tre giocatori dello Spartak Mosca, rei di aver troppe volte sconfitto la Dinamo in campionato. Un altro curioso filmato mostra Polina, la moglie di Molotov, che accompagna, nell’aprile 1945, Clementine Churchill in una visita alla fabbrica di cioccolato Ottobre Rosso, un vanto dell’industria sovietica. Pur amandola profondamente Molotov ripudierà Polina e lascerà che venga deportata e richiusa in un gulag per ordine di Stalin.